Secondo l'utilitaritsmo, il "bene" si identifica con l'"utile", in particolare le azioni buone sono precisamente quelle che producono felicità per il maggior numero di persone, minimizzando il dolore e massimizzando il piacere. Utilitarian City è un manifesto distopico, al limite tra il futuro e il passato, testimone di un mondo in affanno, perennemente alla ricerca dell'"utile", ormai disattento alla "concretezza" della sfera inconcreta, quella più spirituale e individuale. Le costruzioni sono enormi agglomerati meccanici, grigi e sporchi che si sporgono quasi con fare indagatorio verso lo spettatore. Sembra chiedano: What's the utility?, ad ogni passo dello spettatore, ad ogni suo pensiero, ad ogni sua nuova azione. A che serve? Con difficoltà, una strada taglia le costruzioni e su di essa sfreccia, velocissima, una vettura. Un piccolo, quasi insignificante, elemento di rifiuto per la realtà imposta che fugge via, tagliando l'orizzonte.
Utility: Il termine "utility" è uno dei più inflazionati nel mondo NFT e Crypto, la maggior parte degli acquirenti cerca sempre un ipotetico impiego per ciò che sceglie di acquistare, necessità legittima se si pensa all'investitore come un individuo che compra e vende asset. Il concetto di utility, e dunque anche la domanda "What's the utility?", invece cozza con il concetto di arte. L'utilità dell'arte, è l'arte stessa. Futuro e passato: Stigmatizzati nell'uso di un pattern vintage per la maggior parte della composizione contrapposto alla presenza di tre soli (come se la scena accadesse su un pianeta terraformato), collocano la scena in un tempo indefinito, con l'intento di rendere trasversale il messaggio di critica. Elementi meccanici: Tutte le strutture costituenti il paesaggio sono ricavate mediante un collage di elementi di meccanici dell'utilitaria per eccellenza, la Fiat Panda.